Spiagge deserte diverse - ottobre 25
la sabbia di questa spiaggia non c’è, non esiste. è bianca come la neve che qui spesso cade, è dura come il ghiaccio che qui tende ad accumularsi insieme alla ghiaia che gettano per non scivolare. è più facile scavalcare che spalare. questo non è un fiordo, è un arcipelago enorme tutto uguale, almeno in apparenza; almeno nella mia mente. è tutto tanto diverso da quella spiaggia millemila anni fa, da quel sole che faceva sudare e che faceva male agli occhi, e dalle conchiglie ovunque. non ci sono conchiglie qui. c’eri tu, allora, a tenermi la mano con la solita litania e la tua maledizione. avevi la sabbia sulla faccia e il sale sulla pancia. la tua benedizione. c’era una sabbia fine e scura; non l’avevo mai vista e aveva il tuo stesso colore, che non avevo mai visto. quella era la spiaggia in cui volevo arrivare da me solo a tutto il mondo, sbagliando. da noi soli a tutto il mondo. ma siamo rimasti sempre soli. ho avuto anch’io, come tutti, i miei momenti di relativismo e desertificazione. uno stato mentale propedeutico alla fioritura, forse. le foglie degli alberi davanti alla mia finestra si consumano a una velocità spaventosa, ora. non c’è partita quando non c’è il sole, e siamo solo a ottobre.
Dopo la neve l’attacco e il buio. Una domanda banale - gennaio 26
se ti incontrassi sul tram cosa ti direi? ho visto, prima, una sciarpa rossa e una pelle appena più scura della mia; mi sei venuta in mente tu. e quindi se davvero fossi sul mio stesso tram, cosa ti direi?
sarebbe tutto identico, non cambierebbe nulla, mi dice lui mentre siamo sdraiati nel buio prima della prossima sciata. sarebbe tutto identico. non lo so se e quanto ci autoconvinciamo. ricordiamo e scaviamo e ogni tanto costruiamo.
forse sta tutto nel non pensarlo sempre come una lotta, questo nostro imperfetto relazionarci.
Piangere le biciclette - febbraio 26
l’ennesima camera, l’ennesima scrivania, l’ennesimo letto. l’ennesimo. ho una casa grande, questa volta. ho i miei sci alla parete, come a trento. ho una bellissima bici, che tengo in camera: l’ho comprata per pochissimo a porta palazzo e non so e non saprò mai se era stata rubata, se qualcuno la piangerà, come dice Mattia riferendosi alle bici nei mercati. io non riparo le bici dei mercati!, mi dice con un ghigno da gatto mentre mi sistema i freni. se rubi la bici a qualcuno, poi quel qualcuno piange, e io devo dormire la notte!, mi dice. io non so se questa mia bici è stata rubata, se qualcuno l’ha pianta; ma al Mattia non glielo dico e pedalo via veloce. questa bici, la mia bici, ora si chiama franci. e il motivo me lo custodisco bene.
mi concederò un libro cartaceo al mese, mi dice la bri in chiamata. ho deciso di farlo anch’io, perché sono stufo degli schermi. in palestra d’arrampicata non c’è la tessera, c’è il codice QR. ma a stoccolma avevo la tessera, penso amareggiato mentre controllo sul telefono l’ennesima web app. anche la mia tessera di stoccolma la custodisco ancora bene, nella mia giacca da sci che tutti i giorni metto per muovermi in questa città. da cosa è composta la realtà? le mie persone che non sono mai mie sono sparse, e forse neanche è vero. sono a bologna, a trento, a stoccolma, a roma, a wellington, a londra, a torino, ad amsterdam, a ginevra, a padova, in messico. che se ci pensi non sono sparse ma sono solo incontrollabilmente via.
Cosa ci vedi - marzo 26
sprofondando un poco nella neve mi chiede ma tu cosa ci vedi. unisce le dita della mano per formare un cannocchiale e mi indica il versante bianco e nero della montagna che abbiamo a sinistra, mentre scendiamo. se ne isoli un punto, un micro angolo, può sembrare che sia qualcosa di completamente diverso, mi dice; tu cosa ci vedi?
io guardo e non ci vedo niente. ci vedo cuscini bianchi di neve pericolosa; ci vedo stacchi valanghivi e roccia. unisco anch’io le dita, guardo isolando quel bianco abbagliante e quel nero di sasso. ci vedo le vene dei vecchi e le cortecce, le dico. lei non ci pensa neanche un po’ su. le cortecce le vedo anch’io, le vene forse no. mi dice.
io forse nelle persone non cerco corrispondenza. chissà dove ho visto quelle vene di vecchia. neve e vene hanno lettere identiche e suoni simili, e questo fatto lo trovo bellissimo e non so il perché. questa montagna ha neve e vene; è una vecchia, una montagna vecchia.
a quasi ogni curva lei si ferma a raccogliere i licheni sul sentiero, batuffoli strappati ai larici. li vede, li raccoglie e li restituisce, quasi a voler restituire loro anche la vita. forse, in un certo senso antico, ce la fa.


